6 febbraio 2020
La lezione laburista
Elena Basso
La lettura che molti politici e opinionisti “moderati” nostrani hanno dato della sconfitta laburista alle elezioni britanniche, secondo la quale un programma troppo radicale favorirebbe la destra, è contestata, con solide argomentazioni, dagli osservatori più attenti (tra gli altri Fabrizio Barca, https://www.avvenire.it/economia/pagine/la-lezione-inglese-per-la-sinistra-italiana)
TAV Torino-Lione: perché no
Piero Basso
Una recente indagine del movimento No TAV ha mostrato l'enorme sproporzione tra lo spazio riservato dai media ai sostenitori del progetto TAV Torino-Lione e ai suoi critici: mediamente il 90% e il 10%. Cercherò allora, per gli amici che fossero interessati, di presentare le ragioni, secondo me molto convincenti, dei No Tav, e di richiamare l'attenzione su un'avventura che dovremo pagare tutti, non solo i cittadini della Val Susa.
Taglio dei parlamentari: è un bene o un male?
Il 23 gennaio l’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione ha dichiarato legittima la richiesta di referendum sul testo di legge costituzionale recante “modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, quindi il prossimo 29 marzo saremo chiamati alle urne per esprimerci con un sì o un no al taglio dei parlamentari.
Anche se l'esito del referendum appare abbastanza scontato, vale comunque la pena di interrogarsi sulle conseguenze concrete di una tale riduzione, indipendentemente da quelle che possono essere le intenzioni dei sostenitori dei tagli.
Di seguito alcuni estratti del comunicato del comitato per il NO, costituito su iniziativa del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.
8 gennaio 2020
Schiavitù: la vera origine della potenza americana
Elena Basso
Contrariamene a un mito ampiamente diffuso l'origine prima della ricchezza e della potenza americane non sta nel coraggio e nello spirito di sacrificio dei pionieri che portarono la civiltà in terre selvagge, o nello spirito di intraprendenza dei suoi grandi capitani d'industria, ma nell'accumulazione consentita dal lavoro quasi gratuito degli schiavi. Se l'importanza di questo contributo era noto già da tempo agli studiosi, la vera notizia è che il tema sia stato affrontato dal magazine del New York Times.
Quando Sankara inventava l’avvenire
Il 15 ottobre 1987 moriva assassinato Thomas Sankara, il padre del moderno Burkina Faso, il paese degli uomini integri. Il 4 ottobre 1984, un anno dopo il suo insediamento, Sankara aveva tenuto un celebre discorso all’ONU, inspiegabilmente scomparso dagli archivi. Solo recentemente è stato ritrovato negli archivi della radiotelevisione burkinabé. Ne proponiamo ampi stralci
1989 - 2019: Non solo Berlino
di Bernardo Valli
Nell'anno in cui da ogni parte si celebra il trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, dalle colonne dell'Espresso Bernardo Valli ci ricorda l’eccidio avvenuto trent’anni fa a San Salvador di sei gesuiti, “colpevoli” di denunciare le ingiustizie. Ne pubblichiamo ampi estratti.
(Ringrazio Giuseppe Giolitti per la segnalazione)
Nell'anno in cui da ogni parte si celebra il trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, dalle colonne dell'Espresso Bernardo Valli ci ricorda l’eccidio avvenuto trent’anni fa a San Salvador di sei gesuiti, “colpevoli” di denunciare le ingiustizie. Ne pubblichiamo ampi estratti.
(Ringrazio Giuseppe Giolitti per la segnalazione)
Ricordo di amici che non sono più con noi
Nel corso dell'estate sono venuti a mancare molti amici: Salvatore Senese, Giorgio Nebbia, Renato Sandri, Gaspare Jean, Antonio Iosa. Con alcuni avevo una lunga consuetudine, con altri avevo avuto solo sporadici contatti; con tutti condividevo idee e ideali e tutti hanno dato, a me e a molti altri, idee nuove, approfondimenti culturali, esempi di coerenza e di impegno.
Nelle righe che seguono ricordo molto sinteticamente chi erano questi amici, questi compagni, ma soprattutto cerco di testimoniare quello che hanno rappresentato per me.
Lo sviluppo sostenibile: un libro di Giorgio Nebbia
Il 3 settembre 1991 ho avuto l'onore di presentare al festival dell'Unità il libro di Giorgio Nebbia “Lo sviluppo sostenibile”. L'amica Mariangela Villa ne ha recentemente ritrovato la registrazione su Radio radicale. Lo ripropongo qui, convinto che il libro di Nebbia mantenga, a trent'anni dalla sua pubblicazione, tutto il suo valore.
Venti di guerra: confidiamo nell'Iran
L'impero americano ha due secoli di vita; la Persia ha quaranta secoli di storia. E' anche per questo, oltre che per il fatto che nessuno dei due paesi vuole la guerra (che l'Iran perderebbe ma gli Stati Uniti non vincerebbero), che possiamo sperare che l'incendio medio-orientale (voluto da Trump o dai suoi avversari interni?) non divampi.
Di seguito una nota di Toni Muzzioli e un articolo di Pino Arlacchi.
Boicottare gli insediamenti israeliani illegali: si può
di Elena Basso
Lo scorso ottobre, con una storica decisione, il Consiglio comunale di Oslo ha vietato l'accesso agli appalti pubblici di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani. Anche l’Irlanda potrebbe seguirlo, mentre la Corte di giustizia europea ha confermato il divieto di etichettare come “israeliani” i prodotti provenienti dagli insediamenti.
Lo scorso ottobre, con una storica decisione, il Consiglio comunale di Oslo ha vietato l'accesso agli appalti pubblici di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani. Anche l’Irlanda potrebbe seguirlo, mentre la Corte di giustizia europea ha confermato il divieto di etichettare come “israeliani” i prodotti provenienti dagli insediamenti.
Aumenta il numero di imprenditori stranieri: non è una buona notizia
di Salvatore Palidda
Il Censis, nella sua ultima ricerca, rileva un aumento dell’imprenditoria straniera, mentre diminuisce quella italiana. Questo dato statistico è esaltato da Confindustria e Camere di commercio ed è assunto acriticamente anche dagli studiosi più seri.
Salvatore Palidda torna sull’argomento di cui si occupa da anni, per contraddire questa visione e analizzare più da vicino questo fenomeno. Di seguito una sintesi del suo scritto.
Due donne e un prete
Più di cinquant'anni separano la teologa emiliana Adriana Zarri, scomparsa una decina di anni fa, dalla scrittrice sarda Michela Murgia, accomunate però dalla capacità di esprimere con parole chiare e forti, sia pure con stili diversi, il proprio rifiuto delle brutture morali e politiche del fascismo e del razzismo, comunque travestiti.
Il terzo personaggio del titolo è don Aldo Antonelli (da qualcuno definito un “prete freelance”), a cui devo la segnalazione, in tempi diversi, dei due brevi testi che vi propongo qui sotto, e a cui sono debitore per il suo sguardo attento sull'attualità.
Se Gesù nascesse oggi
Mi arriva dalla Francia una piccola storia divertente e amara che ci invita a riflettere sulla nostra attuale società.
Se Gesù nascesse oggi ecco i titoli che potremmo leggere: "Alle prime ore dell'alba di oggi, 25 dicembre, è stato trovato un neonato in una stalla. La polizia, prontamente intervenuta, ha subito chiamato un’ambulanza. Un falegname e una minore (presumibilmente la madre) sono stati fermati”.
3 marzo 2017
Otto marzo
Il riconoscimento dei diritti delle donne si impone con la Rivoluzione francese, ma è soprattutto all'inizio del XX secolo che il movimento delle donne si diffonde, rivendicando diritti sociali, economici e politici
23 febbraio 2012
Palazzo Chigi e dintorni
Raniero La Valle
Il governo Monti, pur sostenuto dalle stesse forse che avevano sostenuto il precedente governo Berlusconi, si presenta in netta discontinuità
Il governo Monti, pur sostenuto dalle stesse forse che avevano sostenuto il precedente governo Berlusconi, si presenta in netta discontinuità
Una riflessione sull'art. 18
Si dice che licenziamenti più facili favorirebbero nuove assunzioni, tuttavia un rapporto sulla competitività dei diversi paesi evidenzia che altri sono i fattori che rendono l’Italia un paese poco appetibile per gli investitori
Brutte notizie dal Portogallo: con le ricette della troika il debito cresce
Al contrario della Grecia, il Portogallo ha fatto tutto quello che l'Unione europea e il FMI gli hanno chiesto: tagli alla spesa pubblica, licenziamenti, tagli ai servizi, più tasse, riduzione delle pensioni
10 febbraio 2012
Ingiustizia è fatta
Il 15 dicembre scorso il New York Times pubblica la notizia che un suo corrispondente ha trovato, in una base americana abbandonata, documenti segreti del Pentagono che testimoniano, tra l'altro, il massacro di Haditha del 2005 (24 civili irakeni uccisi, tra cui un bimbo di tre anni e un cieco paralitico di 76)
Libia: sangue e bugie
Bastano pochi giorni perché l’intervento “umanitario” della NATO si trasformi in guerra aperta contro il governo di Gheddafi. Le indagini sul campo smentiscono le versioni ufficiali
Stessa crisi, diverse ricette. Ieri, in America, oggi in Italia
Le riforme economiche e sociali di Franklin Delano Roosevelt, il New Deal, consentirono all'America di superare la “grande depressione”. Una lezione per il presente?
I lupi
Mazin Qumsiyeh
Pensando ai possibili sbocchi politici della crisi attuale, mi è venuto in mente un raccontino che ho sentito dal professor Mazin Qumsiyeh, un uomo che ha rinunciato alla cattedra negli Stati Uniti per tornare nel suo paese dove anima una continua e intensa azione pacifica per la liberazione della Palestina. Ecco il suo racconto:
12 dicembre 2011
Dizionarietto della crisi
Oggi vi propongo un dizionarietto della crisi (da Agenzie di rating a Sprechi)
Uccidere l'euro
Paul Krugman
Una politica di austerità unita ai timori della Banca Centrale per l'inflazione rende praticamente impossibile ai paesi indebitati uscire dalla loro trappola, ed è, pertanto, una ricetta per la moltiplicazione dei default, il fallimento delle banche, e un collasso finanziario generale
Si può salvare l'euro? Non molto tempo fa ci fu detto che il caso peggiore era un default della Grecia. Ora sembra probabile un disastro molto più grande
E ora, la democrazia
Raniero La Valle
Il liberismo economico viene presentato come una legge di natura, ma così non è. Occorre ripristinare la democrazia, restituendo una vera rappresentanza politica ai cittadini sia in Italia sia in Europa
Appello degli economisti
Oltre cento economisti di varie Università italiane, europee, americane e di altri paesi hanno indirizzato un appello al Parlamento della Repubblica Italiana e alle forze politiche per un cambiamento della politica economica in Italia e in Europa che rilanci domanda, sviluppo e occupazione
Un referendum contro la truffa
Paolo Ferrero
Per il governo Berlusconi la speculazione finanziaria contro l’euro è l’alibi per ulteriori misure antipopolari, dalla libertà di licenziamento alla privatizzazione dei servizi pubblici, una ricetta che ha già portato la Grecia al fallimento
ATM E A2A: lavorare per chi?
Giacomo Properzj*
Da diversi anni, l'obbiettivo dei partiti politici (anche di quelli di sinistra) è quello di trasformare le aziende municipalizzate per i servizi pubblici in S.p.a. Ci si dimentica che queste aziende sono nate come strumento di solidarietà civile e di servizio comune per la collettività
Da diversi anni, l'obbiettivo dei partiti politici (anche di quelli di sinistra) è quello di trasformare le aziende municipalizzate per i servizi pubblici in S.p.a. Ci si dimentica che queste aziende sono nate come strumento di solidarietà civile e di servizio comune per la collettività
4 novembre 2011
Si prepara la manovra "lacrime e sangue"
Come si spiega il crescente debito italiano? Ed è davvero necessario rimborsarlo? L’unica certezza è che, ancora una volta, si preannuncia una nuova stangata
Liberiamoci dalla schiavitù
Guido Viale
Il debito, pretesto per privatizzare il privatizzabile e distruggere i servizi pubblici, deve diventare l'oggetto di un pubblico dibattito che supporti la rivendicazione di non pagarlo o di riconoscerlo solo in parte
Come evitare il suicidio dell'Europa
Riccardo Bellofiore, Jan Toporowski
Resistere alle politiche di austerità è sacrosanto, ma quali sarebbero le conseguenze di un default?
Un referendum contro la truffa
Paolo Ferrero
Le draconiane misure antisociali promosse dal governo Berlusconi e avallate dall’Unione europea non hanno nessun effetto per contrastare la speculazione finanziaria contro l’euro
Perché dura?
Raniero La Valle
Le politiche neoliberiste si combattono ripristinando la rappresentatività parlamentare e il diritto dei cittadini a concorrere a "determinare la politica nazionale"
Non pagare il debito: come concretamente?
Luigi Vinci
Le proposte per ridurre il debito e farlo pagare a chi ne ha i mezzi – e che spesso si è arricchito evadendo le tasse – non mancano, ma solo una forte mobilitazione popolare può raggiungere il risultato.
Alcune osservazioni sul movimento degli indignati e sulla concretezza della parola d'ordine aggregante del non pagare il debito
Alcune osservazioni sul movimento degli indignati e sulla concretezza della parola d'ordine aggregante del non pagare il debito
Alta velocità
Marco Ponti
Interessante, a proposito di alta velocità, quanto scrive Marco Ponti sul settimanale on-line Arcipelago Milano del 12 luglio 2011
Risolvere i problemi dell'Italia in cinque passi
Maurizio Sabbadini
Bacchetta magica? No, basterebbe solo la volontà di una classe dirigente semplicemente responsabile e minimamente competente. Vediamo come
Disastri ambientali
Mario Galliano
Estratti da una lettera aperta al Presidente Napolitano scritta dall’assessore di un piccolo Comune all'imbocco della Val di Susa
12 ottobre 2011
Una favola: il paese degli asini
Federico Caffè
Nel 1976 il grande economista Federico Caffè scriveva: “Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica, con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati, favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi (Una economia in ritardo, Boringhieri, 1976)
4 ottobre 2011
I costi dell'11 settembre
Sono tante le domande che ancora non trovano risposta sull’attacco alle Torri gemelle di New York. Una fra tutte: perché il presidente Bush, subito dopo l’attentato, si è affrettato a far rientrare in Arabia i numerosi familiari di Osama bin Laden?
La data dell'11 settembre riporta alla memoria numerosi massacri: l'11 settembre 1973 è il giorno del golpe in Cile contro il legittimo presidente (pochi mesi prima Unidad Popular aveva stravinto le elezioni amministrative) che si tradurrà in molte migliaia di uccisi, di arrestati, di torturati.
L'11 settembre 1982 è il giorno in cui il generale Sharon dichiara che tra i profughi palestinesi ammassati nei campi di Sabra e Chatila si trovano militanti dell'OLP (in realtà partiti tutti pochi giorni prima per la Tunisia dopo l'assicurazione degli Stati Uniti di vegliare alla sicurezza dei profughi), e circonda i campi per permettere nei giorni seguenti ai falangisti libanesi il massacro in tutta impunità della popolazione palestinese.
Ma certamente l'11 settembre più noto è quello dell'attacco alle Torri Gemelle di New York e le migliaia di vittime di questo attentato terroristico.
A distanza di dieci anni non è ancora chiaro chi abbia organizzato e permesso che questo avvenisse. Senza entrare nel merito delle critiche alla versione ufficiale, c'è almeno un grande punto interrogativo a cui non è stata data risposta: perché, immediatamente dopo l'attentato e prima di qualunque indicazione dei responsabili, il presidente Bush si sia affrettato a far tornare in Arabia i numerosi familiari di Osama Bin Laden presenti negli Stati Uniti.
In occasione del decennale il New York Times pubblica una stima dei costi indotti dall'attentato e dalle conseguenti scelte politiche degli Stati Uniti. Si tratta ovviamente di stime, e si può discutere sull'esistenza o meno di una relazione tra le spese indicate e l'attacco a New York, ma colpisce la prima cifra introdotta dal NYT: si stima che gli attentatori abbiano speso, in tutto, mezzo milione di dollari, e gli Stati Uniti 3.300 miliardi di dollari, cioè quasi sette milioni di dollari per ogni dollaro speso dagli attentatori.
La data dell'11 settembre riporta alla memoria numerosi massacri: l'11 settembre 1973 è il giorno del golpe in Cile contro il legittimo presidente (pochi mesi prima Unidad Popular aveva stravinto le elezioni amministrative) che si tradurrà in molte migliaia di uccisi, di arrestati, di torturati.
L'11 settembre 1982 è il giorno in cui il generale Sharon dichiara che tra i profughi palestinesi ammassati nei campi di Sabra e Chatila si trovano militanti dell'OLP (in realtà partiti tutti pochi giorni prima per la Tunisia dopo l'assicurazione degli Stati Uniti di vegliare alla sicurezza dei profughi), e circonda i campi per permettere nei giorni seguenti ai falangisti libanesi il massacro in tutta impunità della popolazione palestinese.
Ma certamente l'11 settembre più noto è quello dell'attacco alle Torri Gemelle di New York e le migliaia di vittime di questo attentato terroristico.
A distanza di dieci anni non è ancora chiaro chi abbia organizzato e permesso che questo avvenisse. Senza entrare nel merito delle critiche alla versione ufficiale, c'è almeno un grande punto interrogativo a cui non è stata data risposta: perché, immediatamente dopo l'attentato e prima di qualunque indicazione dei responsabili, il presidente Bush si sia affrettato a far tornare in Arabia i numerosi familiari di Osama Bin Laden presenti negli Stati Uniti.
In occasione del decennale il New York Times pubblica una stima dei costi indotti dall'attentato e dalle conseguenti scelte politiche degli Stati Uniti. Si tratta ovviamente di stime, e si può discutere sull'esistenza o meno di una relazione tra le spese indicate e l'attacco a New York, ma colpisce la prima cifra introdotta dal NYT: si stima che gli attentatori abbiano speso, in tutto, mezzo milione di dollari, e gli Stati Uniti 3.300 miliardi di dollari, cioè quasi sette milioni di dollari per ogni dollaro speso dagli attentatori.
Vediamo il dettaglio (in miliardi di dollari):
- Valore vite umane e cura feriti 29
- Pulizia e ricostruzione (edifici e infrastrutture) 26
- Impatto economico sulle aziende colpite 23
- Impatto economico del rallentamento generale 100
- Costo del tempo di attesa extra negli aeroporti
- Valore vite umane e cura feriti 29
- Pulizia e ricostruzione (edifici e infrastrutture) 26
- Impatto economico sulle aziende colpite 23
- Impatto economico del rallentamento generale 100
- Costo del tempo di attesa extra negli aeroporti
e degli incidenti stradali conseguenti a rinuncia al volo 119
- Spionaggio interno, spionaggio militare e sicurezza 470
- Guerra in Irak (spese militari e aiuti) 872
- Guerra in Afganistan (spese militari e aiuti) 468
- Altre spese militari e costi indiretti 227
- Valore vite (militari e mercenari), disabilità, cure mediche 82
- Previsione di costi futuri per la guerra in Irak (2012-16) 55
- Previsione di costi futuri per la guerra in Afghanistan (2012-16) 223
- Previsione pagamenti futuri per invalidità e cure veterani 589
- Spionaggio interno, spionaggio militare e sicurezza 470
- Guerra in Irak (spese militari e aiuti) 872
- Guerra in Afganistan (spese militari e aiuti) 468
- Altre spese militari e costi indiretti 227
- Valore vite (militari e mercenari), disabilità, cure mediche 82
- Previsione di costi futuri per la guerra in Irak (2012-16) 55
- Previsione di costi futuri per la guerra in Afghanistan (2012-16) 223
- Previsione pagamenti futuri per invalidità e cure veterani 589
La manovra
Ci sono tanti modi per ridurre il debito, ma i governanti ne conoscono solo uno: farlo pagare ai più deboli
I gattopardi di Tripoli
Guido Rampoldi
Questo articolo, pubblicato da la Repubblica il 16 settembre 2011, offre un punto di vista diverso dalla vulgata bellicista di tanta parte della stampa italiana che, contro gli stessi interessi del paese, sosteneva che “con Gheddafi non si tratta”
Questo articolo, pubblicato da la Repubblica il 16 settembre 2011, offre un punto di vista diverso dalla vulgata bellicista di tanta parte della stampa italiana che, contro gli stessi interessi del paese, sosteneva che “con Gheddafi non si tratta”
12 settembre 2011
Bin Laden: i morti non parlano
Una riflessione sulla morte politica di Bin Laden nell'interessante e condivisibile analisi di Mazin Qumsiyeh, biologo, docente di genetica alle università di Betlemme e di Birzeit. Partecipa attivamente alle lotte popolari non violente contro la costruzione del Muro dell'apartheid
5 settembre 2011
Le ragioni di una crisi
Francesco Gesualdi
L’indebitamento degli stati è manna per gli speculatori che, in cambio di prestiti, lavorano per impossessarsi di tutto ciò che gli stati possiedono
S. Ambrogio
Tuttora attuale, malgrado siano passati sedici secoli, questo commento di S. Ambrogio all'episodio di Naboth e del re Achab, che gli aveva tolto la vigna e la vita, raccontato nella Bibbia (libro dei Re, cap. 21)
L'indice di Gini
L'indice di Gini è universalmente utilizzato per misurare la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. In Europa l’Italia ha il triste primato di essere il paese in cui è più cresciuta la disuguaglianza
Disuguaglianza dell'1%
Joseph Stiglitz
In un articolo pubblicato da Vanity Fair il 13 aprile 2011, Jospeh Stiglitz, premio Nobel per l’economia, spiegava i motivi della crescita della disuguaglianza negli Stati Uniti. Ne proponiamo un riassunto
I tagli ai Comuni: (lettera aperta ai milanesi di Giuliano Pisapia)
Questa lettera, scritta dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia due mesi dopo la sua elezione, racconta le difficoltà che la città dovrà affrontare alla luce del disavanzo di bilancio e dei nuovi oneri che graveranno sui Comuni
Contro l'acquisto delle aree Expo
Basilio Rizzo
Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale di Milano, è un attento osservatore della tormentata vicenda Expo. Nella seduta del 25 luglio 2011 espone i motivi della sua contrarietà all’acquisto delle aree su cui dovrà sorgere la contestata esposizione
Colombia: 200.000 desaparecidos
Quasi non se ne parla, ma i "desaparecidos" colombiani hanno ormai largamente superato il numero di scomparsi in Argentina e in Cile sommati insieme
Palestina: le false speranze
I Palestinesi si preparano a chiedere all'assemblea delle Nazioni Unite, il 20 settembre, il riconoscimento dello stato palestinese. Qualcuno, dall'interno della Palestina, critica questa scelta. Di seguito il riassunto di alcuni testi del prof. Mazin Qumsiyeh, palestinese che ha fatto una carriera accademica in America prima di rientrare in Palestina dove partecipa alla resistenza pacifica di tanti Palestinesi (ed anche di molti Israeliani e cittadini di altri paesi che ne sostengono la causa)
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