5 settembre 2011

Palestina: le false speranze

I Palestinesi si preparano a chiedere all'assemblea delle Nazioni Unite, il 20 settembre, il riconoscimento dello stato palestinese. Qualcuno, dall'interno della Palestina, critica questa scelta. Di seguito il riassunto di alcuni testi del prof. Mazin Qumsiyeh, palestinese che ha fatto una carriera accademica in America prima di rientrare in Palestina dove partecipa alla resistenza pacifica di tanti Palestinesi (ed anche di molti Israeliani e cittadini di altri paesi che ne sostengono la causa)


Il giorno stesso in cui Saeb Erekat (il principale negoziatore palestinese) annunciava che 122 paesi si preparavano a riconoscere lo stato palestinese (più o meno lo stesso numero del 1989), la Knesset votava per rendere Israele ancora più ebraico e per la costruzione di 930 appartamenti per soli ebrei sulle terre del mio villaggio. Ai contadini e ai rifugiati che ogni giorno vedono i bulldozer israeliani distruggere alberi, case e l'intero paesaggio importa poco delle solenni dichiarazioni che non saranno mai implementate.
Il primo obiettivo del documento di Erekat è "aprire un dialogo strategico con gli Stati Uniti per il riconoscimento". Dopo 37 anni di "dialogo strategico" con gli Stati Uniti e dopo 18 anni di dialogo diretto con Israele, le condizioni del popolo palestinese non hanno fatto che peggiorare. Cosa fa pensare a Erekat che le cose possano cambiare? Anzi, Obama, che pure col suo discorso del Cairo di due anni fa aveva suscitato qualche illusione, si dimostra peggiore anche di Reagan: Reagan si era sempre rifiutato di parlare all'AIPAC (la potente lobby israeliana negli Stati Uniti); Obama l'ha fatto. Reagan aveva ritirato i soldati americani da tutti i paesi arabi (allora era il Libano); Obama li mantiene. Reagan, che pur sosteneva il regime sudafricano, non aveva mai chiesto alla popolazione autoctona di accettare il regime dell'apartheid e di riconoscere il Sudafrica come uno "stato bianco per il popolo bianco", come ha fatto Obama con Israele.
Erekat dichiara che il riconoscimento dello stato palestinese consentirebbe di trattare su un piede di uguaglianza su tutti i punti (confini, Gerusalemme, insediamenti, rifugiati, acqua, liberazione dei prigionieri, sicurezza). E perché mai gli Stati Uniti e Israele dovrebbero cambiare atteggiamento? Al contrario, alcuni documenti rivelati da Wikileaks mostrano che la dirigenza palestinese è disposta a svendere molti diritti del popolo palestinese.
Gli Stati Uniti hanno minacciato di tagliare gli aiuti se perseguiremo l'obiettivo del riconoscimento. Rendiamoci conto che questo aiuto serve solo a perpetuare l'occupazione: non solo la maggior parte dell'aiuto va direttamente a pagare gli stipendi dei funzionari dell’Autorità palestinese e della sicurezza (il cui compito principale consiste nell'evitare "provocazioni" contro Israele, incluse la manifestazioni pacifiche), ma anche la parte di aiuti destinata a opere pubbliche gioca lo stesso ruolo, da una parte attenuando lo spirito di rivolta per la disoccupazione e la rovina economica prodotte dall’occupazione, dall’altra, direttamente, per esempio con la costruzione di strade che circondano gli insediamenti israeliani, rendendo così permanente la colonizzazione del territorio. 
Vi sono migliaia di giuristi palestinesi, di professori di scienze politiche, di militanti, che potrebbero essere consultati per costruire una reale strategia di liberazione. Un dialogo con tutte le forze vive della nazione sarebbe utile a tutti. Meglio iniziare subito che aspettare settembre, quando il popolo vedrà svanire le false speranze che avete alimentato.

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia qui un tuo commento