22 marzo 2021

Vaccini / 1 - Mai sprecare una buona crisi

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Ricordate i palazzinari che il giorno dopo il terremoto dell’Aquila si fregavano le mani pensando ai miliardi della ricostruzione? Loro, come i loro epigoni delle case farmaceutiche, hanno dimostrato di avere ben appresa la lezione di Churchill che, gettando le basi della formazione delle Nazioni Unite, avrebbe appunto detto “mai sprecare una buona crisi”




Apriamo con un’immagine: lei è Manon Aubry, europarlamentare del gruppo della sinistra europea, che mostra una pagina del contratto firmato dalla Commissione europea con AstraZeneca e che gli europarlamentari hanno potuto visionare solo dopo la cancellazione di tutti i dati più importanti (dal prezzo di acquisto agli impegni di consegna alle penalità in caso di inadempienza).
Nel suo intervento Aubry denuncia come l’Unione europea si sia piegata alle condizioni delle case farmaceutiche e ribadisce la necessità che i vaccini, ampiamente finanziati con denaro pubblico, rimangano sotto controllo pubblico. Solo in questo modo potranno essere prodotti e resi disponibili per tutti.
L’atto d’accusa dell’europarlamentare davanti a un’impassibile von der Leyen dura pochi minuti, e può essere visto e ascoltato (in francese con sottotitoli in italiano) al link https://youtu.be/gZWcyV-aSHU.

Da mesi India e Sud Africa (alle quali nel tempo si sono aggiunti altri paesi e centinaia di organizzazioni) hanno chiesto all’Organizzazione mondiale del commercio di sospendere temporaneamente i brevetti legati al coronavirus, ma l’Unione Europea, insieme agli Stati Uniti e la Gran Bretagna, si è opposta a questa richiesta sostenendo che ciò scoraggerebbe gli investimenti e l’innovazione, una posizione quanto meno discutibile se si guarda ai miliardi di dollari versati dagli Stati Uniti e dall’Unione europea nelle casse delle aziende proprio per consentire la ricerca sui vaccini.
Un’altra questione sempre più evidente riguarda la frattura geopolitica fra Est e Ovest, fra Nord e Sud. 
La prima è ben evidenziata dal discredito che ha accompagnato fino a poco tempo fa i vaccini russo e cinese. Ora che il vaccino russo, lo Sputnik, si sta dimostrando efficace (così come pare il vaccino cinese), la presidente della Commissione europea von der Leyen chiarisce che “non è nella nostra strategia” e accoglie con gelo la notizia che verrà prodotto anche da un’azienda italiana. Certo, perché la sua distribuzione venga approvata occorrerà attendere la valutazione dell’agenzia del farmaco, ma le diverse reazioni dei paesi europei, fra chi l’ha già acquistato e chi, come i paesi baltici, lo osteggia con forza, dimostrano quanto poco conti la salute e quanto le sfere di influenza.
Un analogo discorso vale per la Cina, che ha una potenza produttiva impressionante e già distribuisce i suoi vaccini in 25 paesi, in gran parte gratuitamente. Per questo è stata accusata di utilizzare la crisi pandemica per scopi politici, un’accusa sicuramente motivata ma che non può nascondere il fatto che è solo grazie alla Cina se molti paesi stanno iniziando a vaccinare la propria popolazione.
Ne è consapevole Macron, che è stato esplicito nella sua proposta, condivisa da Angela Merkel, di destinare 13 milioni di dosi UE (il 4% del totale disponibile) al personale sanitario africano. “Se annunciamo lo stanziamento di miliardi oggi per somministrare dosi fra sei mesi o un anno, i nostri amici africani compreranno dosi da cinesi e russi, e il potere dell’Occidente sarà forse un concetto ma non una realtà”. Pragmaticamente Berlino aggiunge che non ha senso sconfiggere il virus in Europa e lasciare che si diffonda e muti in altre parti del mondo, indebolendo la strategia vaccinale.
La proposta, avanzata al Consiglio europeo del 25 e 26 febbraio scorso, ha ricevuto - da quanto riferisce Le Monde - un secco rifiuto dal presidente del consiglio italiano, che si è anche detto favorevole a un eventuale blocco delle esportazioni fuori dalla UE. Una scelta moralmente inaccettabile e politicamente rischiosa, se si considera che la catena di approvvigionamento coinvolge un gran numero di paesi che potrebbero reagire bloccando a loro volta le esportazioni dei componenti necessari alla produzione di vaccini: un do ut des al quale, evidentemente, i paesi africani non hanno nulla da offrire.
Nel momento in cui sarebbe necessaria la massima cooperazione, l’Occidente si arrocca nella sua presunta superiorità, dimostrando solo la propria arroganza e debolezza a un mondo che pretende di governare voltandogli le spalle.





1 commento:

  1. Veramente l'Occidente sta dimostrando tutta la sua arroganza, la sua miseria, la sua mancanza di intelligenza e di capacità di previsione anche sul piano sanitario. Non parliamo poi dell'assoluta negazione dei diritti umani di cui si proclama campione. Solo a parole, però. Basta vedere la politica verso i migranti!

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