23 ottobre 2020

Assange: il potere cerca vendetta

eb

Si sono concluse a Londra le udienze per il processo di estradizione di Julian Assange. Se la corte inglese accoglierà la richiesta di estradizione negli Stati Uniti, il giornalista di Wikileaks rischia, sulla base dell’Espionage Act, fino a 175 anni di carcere

Gli antefatti sono noti: nel 2010 Wikileaks svela al New York Times, al Guardian e a Der Spiegel il contenuto di alcuni documenti, i cosiddetti War Diaries, che raccolgono informazioni che vanno dal 2004 al 2009 in cui si prova che, durante le guerre in Afghanistan e in Iraq, gli Stati Uniti si sono resi colpevoli dell’uccisione deliberata di civili, dell’occultamento di cadaveri, di pratiche di tortura generalizzata e di intrecci tra compagnie petrolifere e governi occidentali. Fra questi documenti, ha fatto il giro del mondo un video, noto come Collateral Murder, in cui si vede un elicottero Apache che spara e uccide 15 civili tra cui un videoreporter della Reuters. Per l’accusa la pubblicazione di questi documenti poteva “minacciare la sicurezza degli Stati Uniti e recare vantaggio a qualche nazione ostile”. 

Per il diritto britannico l’estradizione è possibile solo se l'accusa non ha motivazioni politiche, una tesi ben difficile da sostenere. Purtroppo la Gran Bretagna non ha finora dimostrato di essere un giudice imparziale. Solo due giorni dopo la richiesta USA, l’allora ministro dell’interno Javid dichiarava: “[Assange] è giustamente dietro le sbarre ... ieri ho firmato l'ordine di estradizione e domani andrà davanti ai tribunali”. Anche la scelta della giudice incaricata del procedimento istruttorio, lady Arbuthnot, è controversa: il marito, come denunciato da Wikileaks, è legato ad ambienti militari e di intelligence anglo-statunitensi, e insieme avrebbero goduto di elargizioni finanziarie da parte di due organizzazioni partner del Ministero degli Esteri britannico (https://www.dailymaverick.co.za/article/2020-02-21-revealed-chief-magistrate-in-assange-case-received-financial-benefits-from-secretive-partner-organisations-of-uk-foreign-office/).

La stessa giudice ha respinto il rapporto della Commissione ONU dei diritti umani che ha definito le condizioni di detenzione di Assange di tortura psicologica.

Anche il diritto alla difesa è stato fortemente leso: da marzo gli avvocati di Assange hanno potuto avere con lui solo colloqui telefonici, né è stato concesso loro il tempo necessario per valutare le nuove accuse arrivate da Washington.

A più organizzazioni non governative, compresa Amnesty international, è stato revocato il diritto di assistere, anche da remoto, alle udienze. Il pretesto utilizzato è stato che, pure in presenza di un divieto, in una precedente udienza qualcuno aveva fotografato Assange.

Nel corso del processo sono stati ascoltati fra i testimoni avvocati, giornalisti, semplici cittadini. Drammatica la testimonianza di un cittadino tedesco torturato dalla Cia; la Procura di Monaco aveva emesso un mandato di arresto contro i responsabili, ma le pressioni USA hanno impedito che venisse eseguito. Un avvocato americano, difensore di un detenuto a Guantanamo, si è detto sconvolto per “i metodi utilizzati dal mio governo: sono paragonabili a quelli usati nell'Inquisizione spagnola ... appendere le persone per i polsi mentre le loro spalle si slogano lentamente.”

Il quadro che emerge da tutte le deposizioni è univoco: Assange ha reso pubblici i crimini di guerra perpetrati dall’esercito USA, sottoponendo i documenti in suo possesso a un rigoroso controllo. “Questo processo è politico, illiberale ed è una minaccia alla libertà di parola e al controllo democratico sul potere, ha dichiarato il giornalista James Ball. [...] Tutti dovremmo fare tutto il possibile per impedire un'estradizione. Non per il suo bene, ma per il nostro”. A essere sotto accusa dovrebbero essere i crimini commessi dai militari statunitensi e dalla CIA, la cui ingerenza è arrivata fino all’interno dell’ambasciata ecuadoriana dove Assange era rifugiato. Qui, la società spagnola incaricata di predisporre le opportune misure di sicurezza, avrebbe in realtà lavorato per la CIA, installando ovunque microfoni e videocamere nascosti che registravano tutte le conversazioni di Assange, comprese quelle con i suoi avvocati. Il responsabile è ora sotto processo in Spagna.

E’ stato ascoltato anche Daniel Ellsberg, noto per aver divulgato gli sporchi segreti della guerra in Vietnam (i famosi "Pentagon Papers") e anch’egli accusato in base all’Espionage Act ma poi prosciolto in base al primo emendamento, che sancisce la libertà di parola e di stampa. All’epoca fu trattato da eroe. Oggi si dice amareggiato per la disparità con cui vengono trattate e percepite queste due storie.

I documenti di Wikileaks sono considerati essenziali nei procedimenti per crimini di guerra presso la Corte penale internazionale, e infatti l’attacco dell’attuale amministrazione statunitense si sta rivolgendo anche alla Corte (Corte alla quale, ricordiamo, gli Stati Uniti si sono rifiutati di aderire proprio perché avrebbe potuto perseguire cittadini statunitensi). Ad aprile ha revocato il visto alla procuratrice Fatou Bensouda, “colpevole” di aver avviato indagini sui crimini commessi in Afghanistan; a giugno è andata oltre, adottando un atto senza precedenti, l’Executive Order on Blocking Property Of Certain Persons Associated With The International Criminal Court, che dispone sanzioni economiche, restrizioni all’ingresso e altre misure nei confronti dell’intero staff della Corte penale internazionale coinvolto a vario titolo nelle indagini, ma anche verso ogni altro cittadino straniero che vi abbia collaborato. Un raggio d’azione enorme che include persino coloro che si siano limitati a fornire un supporto tecnologico o beni o servizi. Inoltre, è stata prevista la restrizione dei visti di ingresso negli Stati Uniti per i funzionari della Corte e per i loro familiari. 

A sollecitare, se non a pretendere, la liberazione di Assange si stanno muovendo organizzazioni per i diritti umani, intellettuali, accademici, e numerosi politici fra i quali Jeremy Corbyn, Luis Zapatero, diversi membri del Parlamento europeo e gli ex presidenti del Brasile Lula da Silva e Dilma Roussef. 


Per approfondire la vicenda processuale di Assange, segnaliamo la lettera aperta di un gruppo di osservatori legali internazionali inviata al primo ministro britannico, scaribabile dal sito https://www.lawyersforassange.org/en/open-letter.html.


Nessun commento:

Posta un commento

Lascia qui un tuo commento